Libro proibito by Ghislanzoni, Antonio

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BIBLIOTECA MINIMA

A. GHISLANZONI

LIBRO PROIBITO

MILANO

TIPOGRAFIA EDITRICE LOMBARDA

_Stabilimento_ Via Andrea Appiani, N. 10.

_Succursale_ Via Carlo Alberto, Bott. 27.

1878

PROPRIETÀ LETTERARIA

INTERDETTO

Non credo, per aver scritto gli _Epigrammi_ e le _Satire_ raccolte nel presente volume, di aver commesso una cattiva azione. Ho espresso con schiettezza le mie idee; ho riso di ciò che a me pareva risibile; ho sfogato le mie stizze, e ciò mi ha fatto bene.

Debbo però convenire di aver obbedito ad una istigazione diabolica, allorquando, in un accesso di volgare cupidigia, ho accordato ad un editore la permissione di scroccare ai curiosi la somma di __due lire__ per l'acquisto di un libro destituito di ogni pregio letterario, e assai pericoloso per chi ci tiene alla quiete ed alla salvezza dell'anima.

Dirò, a disgravio di coscienza, che appena consegnato il manoscritto, non risparmiai preghiere nè lacrime per impedirne la pubblicazione. L'editore fu inesorabile. La sola concessione che mi venne fatta, fu quella di affiggere al frontispizio il titolo di __Libro proibito__, con facoltà di deplorare, in poche righe di prefazione, l'imprudenza peccaminosa di chi osasse, malgrado il divieto, spinger l'occhio dentro le pagine.

Io compio dunque uno degli atti più ripugnanti all'orgoglio di uno scrittore; io grido con tutta l'enfasi de' miei rimorsi: __Non leggete!__

Ripeto che in questo libro vi è nulla che possa allettare le persone educate alla buona letteratura. Figuratevi! Un libro di versi senza un raggio di poesia.--E quali versi! Degli endecasillabi, dei settenarii, degli alessandrini, ecc., ecc., foggiati al vecchio stampo, servilmente ligi ai dettati di una prosodia che ha fatto il suo tempo, e incappucciati, per giunta, di quella grottesca majuscola, che fu il massimo obbrobrio di tutti i poemi apparsi in Italia da Dante a Manzoni.

Non vi parlerò della lingua e dello stile. Immaginate quanto si può commettere di più avverso al gusto moderno. Tutta roba da scarto, ciarpami, ferrivecchi, anticaglia. I soliti vocaboli dei soliti dizionari, impastoiati colla sintassi più abusata; infine, la volgarità ributtante di chi presume possa ancora oggidì riuscire accetto, o per lo meno tollerabile, ciò che ha la insolenza di farsi capire.

Ma questo è nulla. Chi dice libro satirico, dice libro immorale. Per sferzare il vizio con effetto, è d'uopo denudarlo; e questo non si può fare senza offendere in molti casi quell'ultima virtù delle persone corrotte, che si chiama il pudore.

Lettore: se tu sei, come non dubito, un libertino consumato da ogni più sozza libidine, dà retta a un buon consiglio: non andar più oltre--getta al fuoco il volumetto e riprendi la via del bordello. Un par tuo non deve guardarsi che dal vizio stampato--è la sola forma di vizio che può farti arrossire.

Ma tu non badi; mi pare anzi di scorgere ne' tuoi occhietti scintillanti di lussuria, che le mie parole non sortirono altro effetto fuor quello di eccitare ne' tuoi sensi un più vivo appetito di lettura.

Ti comprendo.

La tua è una pudicizia del miglior genere, la pudicizia di moda. Tu vuoi mordere al frutto proibito, assaporarlo, deliziarti clandestinamente dei sughi solleticanti; e darti poi l'aria di un Sant'Ermolao, affacciandoti alla finestra per gridare allo scandalo, come se alcuno avesse attentato a qualche tua recondita virtù, risparmiata in collegio dal precettore gesuita.

Va pur là, povero illuso! Ma bada che la mia immoralità non è di quella che ha virtù afrodisiaca. È la immoralità preadamitica che chiama le cose col loro nome che ignora le perifrasi vellicanti. Qualche cosa di nudo, di brutalmente nudo ti apparirà nelle mie pagine, ma i turgidi seni e l'altre peccaminose rotondità che io ti avrò messe innanzi, non ti daranno verun solletico ai sensi, e nessuna visione erotica verrà la notte ad agitare il tuo sonno.--Dei seni di stoppa, delle nudità angolose e grottesche, delle turpitudini che fan ridere.--Quale disinganno! Si può dare, per un libertinaccio par tuo, una letteratura più esecrabile? Un ascetico seminarista non ne caverebbe tanto lievito che bastasse al consumo de' suoi esercizi segreti. Dopo tutto (avverti bene), la barzelletta erotica non occupa un largo posto nel mio libro. Ciò che rende le mie satire diabolicamente pericolose è lo scetticismo di cui sono ammorbate. Scetticismo politico, scetticismo letterario, e--turati ben bene l'orecchio--scetticismo religioso.

Per indurti a bruciare il volumetto, dovrebbe bastarti questa dichiarazione, che nessuna istituzione divina o sociale, nessun sentimento, nessun principio, nessuna autorità è qui rispettata. Ma vi ha di peggio; nè credo esprimermi con una metafora troppo ardita affermando che i miei epigrammi sono una grandine di insulti scaraventata sui cosidetti uomini seri e universalmente stimati da un oberato che non ha più nulla da perdere. Animo! Provati a leggere, ma lagnati poscia di te solo, se allo svolger delle prime pagine, riceverai sul muso qualche grazioso complimento che avrà il sapore di una ceffata.

Dimmi un po': qual gusto puoi tu riprometterti dal sentirti cantare sulla faccia che in fatto di politica, per esempio, tu la pensi come un boricco; che il tuo liberalismo è una grulleria; che i tuoi grandi principi, le tue incrollabili convinzioni, sono una vacuità compassionevole?

Supponiamo. Uno de' tuoi maggiori vanti è quello di chiamarti patriota. Se qualcuno pretendesse dimostrarti che il tuo patriottismo è un assurdo; che l'orgoglio di patria fu in ogni tempo un fomite di sanguinose discordie o di orrendi massacri; che la pace e il benessere non potranno mai consolidarsi nel mondo, se prima dai dizionari e dalla mente dell'uomo non venga cancellato un tal nome--non ti pare che all'udire od al leggere tali enormità, il tuo sangue darebbe nell'acido e le tue funzioni digestive ne rimarrebbero alterate?

Supponiamo ancora:

Ti credi inviolabile per aver conquistato sul campo di battaglia il titolo di eroe, perchè qualcuno ti ha proclamato martire della patria. In verità, martire ed eroe sono due qualifiche onorevolissime; ma se io ti dicessi che queste non bastano perchè i galantuomini ti accordino senza riserva la loro stima; se aggiungessi che molti prodi e coraggiosi tuoi pari sono degni della galera; potrebbe coglierti una tal sincope da freddarti sul colpo.

Quali sono i tuoi principii politici?--Quand'io ti avrò dato un saggio dei miei, ti sarà forza convenire che fra noi non è possibile verun accordo. Vediamo! Sei tu democratico?--Lo sono anch'io, ma faccio voti perchè in Italia duri ancora, almeno per mezzo secolo, il regime monarchico costituzionale. Questo però non toglie che io reputi il regime costituzionale una ciurmeria non d'altro feconda che d'imbarazzi ai governanti e ai governati. Naturalmente, colla tua santa democrazia sul labbro, ti professi amico del popolo. Il _buon_ popolo l'amo anch'io, ma non potrò mai associarmi a coloro che adulano con tal nome una mandra di pecore, perchè si lascino tosare senza mettere un belato. Non ho ancora capito quali differenze sostanziali esistano fra i _consorti_, i _puri_, i _destri_, i _sinistri_, gli _intransigenti_, i _radicali_, ecc., ecc. Sotto ogni bandiera militano dei bricconi in buon numero; e sono convinto che i radi galantuomi non hanno bisogno, per pensare ed agire rettamente, di inscriversi in una confraternita, la quale, o tosto o tardi, può diventare una camorra.

Da nessuna cosa maggiormente mi guardo che dall'espormi al contagio delle Associazioni. Mi pare che anche in politica il miglior partito sia quello di mantenersi libero pensatore; e tu sai bene, mio buon amico, che pensare liberamente significa veder nero ciò che gli altri vedono bianco, e viceversa.

Non sperare che io sia mai per trattarti con benevolenza e rispetto qualora tu fossi ministro, senatore, deputato, sindaco, prefetto, commendatore, cavaliere, infine, ciò che si suol chiamare un alto personaggio.

Basterà un bricciolo di senso comune per farti capire che non avendo io nè cariche, nè impieghi, nè titoli, sono dalla prepotenza degli istinti naturali condannato ad abborrirti. Dopo questo, come oseresti sperar grazia se tu fossi uno di quei mostruosi prodotti del diritto ereditario che si chiamano capitalisti o possidenti? Ciò che debba attendersi di ire e di contumelie un uomo che vive di rendita da un uomo che vive del far versi, molti tuoi pari mostrano di saperlo tenendosi scrupolosamente discosti dai libri e da chi li fa.

Perchè tu abbia a formarti un concetto preciso de' miei principii religiosi, questo solo ti dirò, ch'io fui educato in un seminario, vale a dire in un istituto dove non si fabbricano che dei bigotti e degli atei. Mentirei ignobilmente se affermassi di appartenere alla prima categoria. Non mi dichiaro ateo nel senso letterale della parola, ma siccome il mio Dio non assomiglia punto a verun di quei tipi da gran _babbau_ inventati per far paura alla gente, così me lo tengo tutto pel mio esclusivo consumo.

Tu dirai che vi hanno degli atei i quali professano la più sana morale, ed io ne convengo; resta poi a vedere se quello che comunemente vien giudicato sano, non sia in qualche caso il più gran morbo del mondo.

Vi è una sentenza evangelica nella quale sembrano riassunti tutti i principî e i doveri della giustizia umana--_Ama il tuo prossimo, nè fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te stesso._ Sta bene. Ho sempre provato una grande soddisfazione nell'amare il mio prossimo; ma se questo mio prossimo è un suonatore di bombardone che mi disturba coi boati del suo istrumento il sonno e gli studi, non mi faccio verun scrupolo di mandarlo al diavolo e di esecrarlo cordialmente. Quanto al non fare agli altri ciò che non vorrei fosse fatto a me stesso, non troverei nulla a ridire se un tal precetto fosse rigorosamente osservato da tutti. Ma se alcuno mi lancia al viso una carota, o mi tende un tranello, o in qualsia modo mira a pregiudicarmi nell'onore o nella roba, credo compiere un atto di sana giustizia rendendogli pane per focaccia. Come vedi, la mia morale è ammorbata nella radice; pensa tu quali potranno essere l'albero ed i frutti.

In fatto di letteratura e di musica, tu sei forse uno di quelli che accettano per buona moneta tutto l'orpello delle nuove teorie. Ti vanti progressista, perchè sdegni l'arte schietta dei nostri buoni padri, e vai in estasi per ogni stravaganza generata dalla anemia o dal priapismo degli impotenti. Nemmen su questo ci può essere accordo fra noi.

Non credere che io disconosca le incessanti evoluzioni del pensiero umano. Ammetto che l'arte è soggetta a continue trasformazioni.--Da bravi! grido anch'io!--serviteci del nuovo! Ma badate che quand'uno ha fatto il palato alle pernici ed al barbèra, non gli si può far appetire, a titolo di novità, dei torsi di cavolo fritti, nè dargli a bere del sugo di barbabietole. Se il mio cuoco pretendesse riformare di tal guisa il servizio della mia mensa, pur tenendo conto delle sue buone intenzioni, gli lancierei nella schiena i piatti e le bottiglie.

Le trasformazioni furono spesso un pervertimento che segnò, nella letteratura e nelle arti, il principio della decadenza. Dopo Dante e Bocaccio, ottennero una effimera voga il cavalier Marino e l'abate Chiari; l'Arcadia impecorì tutto un secolo; le fiabe di Carlo Gozzi e i drammi sepolcrali dell'Avelloni soperchiarono per qualche tempo la buona commedia. La storia è là per dimostrare che il barocco, il puerile, il deforme può prendere quandocchessia il sopravvento nello spirito delle nazioni più colte. In tali casi è progressista chi reagisce. Ammirare tutto che si produce di stravagante e di laido per ciò solo che si discosta dall'usato, non è, come si pretende da taluno, incoraggiare il genio a tentare dei nuovi orizzonti; è favorire l'aberrazione, farsi compiici d'uno sfacelo.

Ti ho detto schiettamente come io la pensi in tale materia; a te, ora, l'imaginare quali possano essere i miei giudizî sull'arte che oggidì si va perpetrando in Italia. Questo solo aggiungerò, che ogni qualvolta mi avvien parlare di certi messeri da te probabilmente venerati quali precursori della grande trasformazione, mi vien sulla lingua un bruciore come di fosforo, e vorrei che ogni mia parola si convertisse in uno sbruffo di petrolio.

Ma io comincio ad avvedermi che vado sprecando la mia prosa senza costrutto. Uno spensierato che abbia speso due lire per l'acquisto di un libro, difficilmente si lascia indurre a gettarlo sul fuoco prima di averlo letto. Il proprio denaro ciascuno vuol goderselo; ed io so di molti ghiotti, i quali si assoggettarono a morire di indigestione piuttosto che lasciar sul piatto un bricciolo di vivanda ad un pasto di prezzo fisso.

Tal sia di te. Va pure innanzi, ingolfati nelle turpitudini e negli assurdi, guastati il sangue e il cervello, perdi la salute, getta l'anima al diavolo--buon padrone! Il mio dovere io l'ho compito; non ho più scrupoli nè rimorsi. Però, bada bene. V'è ancora nel mondo un gran numero di persone morigerate e prudenti, le quali stan ferme in questa massima, che comperare un libro sia un atto di rovinosa follia. Non è gente che abborra dal leggere; al contrario, leggon molto, leggon tutto--ben inteso, tutto quello che vien loro donato o prestato. Sono i parassiti della letteratura; il commercio librario non se ne avvantaggia gran fatto, ma se dessi cessassero dal consumo gratuito, l'Italia cadrebbe nell'idiotismo.

Mi preme che queste brave persone, tanto benemerite degli scrittori e degli editori, non sieno trascinate nell'abisso. Vorrai tu essere tanto iniquo da attentare alla loro pace ed al loro benessere? Leggere un libro proibito è una cattiva azione; ma diffonderlo gratuitamente, prestarlo a chi mai non si permetterebbe di leggerlo se ciò avesse a costargli la spesa di un quattrino, sarebbe veramente un obbrobrio.

Tu non vorrai coprirti di una macchia sì vituperevole. Io te ne supplico, pel bene dell'anima tua, per la prosperità non mai crescente delle così dette belle lettere, per le lacrime de' miei editori. Giurami che a nessuno mai--neanche alle più belle e svenevoli signorine di tua conoscenza--sarai per cedere a prestito il peccaminoso libricciolo. A tal patto, ed anche in considerazione delle due lire che hai spese, io ti assolvo dall'interdetto, e prego Iddio di infonderti quello spirito di tolleranza, che accoppiato al buon senso, paralizza il danno di ogni cattiva lettura.

EPIGRAMMI

RIMARIO ITALICO [1]

Pagnottisti, Metodisti, Wagneristi, Preti tristi, Affaristi, Camorristi, Giornalisti, Son d'Italia gli Antecristi.

CRISI

--Che di nuovo in politica? --Tutti i ministri in massa Minaccian di dimettersi.... --Non v'è più un soldo in cassa?

ANNUNZIO FUNEBRE

Consunto al gioco e in femmine Degli avi il patrimonio, Ieri moría di sincope Il cavalier Landonio; Niun pianse allor che il lùgubre Caso in città fu noto; Solo gli eredi in lacrime Dicean: lasciò un gran vuoto!

A GIOVANE LETTERATO

Per esser buon scrittore Voglionsi ingegno e cuore; Non t'impancare a scole, Non pensar come vuole La moda; scrivi quello Che ti detta il cervello; Sii naturale, schietto, Onesto--e sarai letto

I NOSTRI TEMPI

La vera sintesi Dell'età nostra Con breve distico Qui si dimostra: «Tutto si compera, Tutto si vende, E carta sudicia Per ôr si spende.»

CIO' CHE ACCADE

Era stimato un tanghero; Il mondo alfin s'è accorto Ch'egli era un uom di merito; Che fece ei dunque?--è morto.

RISORGIMENTO ARTISTICO

Odo ripetersi Da molte parti Ch'oggi in Italia Risorser l'arti. Risorte fossero Al par di Cristo Che andò alle nuvole Nè più fu visto?

QUESITO

Perchè al monte Parnaso Bazzicavano i vati Nelle remote età? Fosse quello per caso Un monte di pietà?

I BIOGRAFI

Davver son gentili, davver son garbati Codesti bïografi dei genii passati! Se mutan le frasi per far dell'effetto, Se variano i nomi, tal sempre è il concetto: «È morto Guerrazzi, è morto Manzoni; Non restan più al mondo che ciuchi e birboni.»

USCENDO DAL TEATRO

Se questo strepito, Questo _Dies iræ_ Sarà la musica Dell'avvenire; Ai nostri posteri Almeno accordi Iddio la grazia Di nascer sordi!

CASO FREQUENTE

Morì un pöeta; accorrere Al funeral tu vedi La città intera; mancano solo al cortéo gli eredi.

CERTI... ESULI

Per ragioni politiche Venezia abbandonasti; Or che Venezia è libera Perchè non vi tornasti? Temer non puoi dell'Austria Gli insulti ed i rigori; Non son partiti i barbari?.... --Restano i creditori.

COINCIDENZE

I questurini abbomini, Odii i carabinieri-- L'alte ire tue dividono I ladri e i barattieri.

A GELLIO[2]

Con stolta boria Spesso tu dici: «Tutti mi onorano, Non ho nemici» Ben altri, o Gellio, Sono i miei vanti; Me in massa abborrono Ciuchi e furfanti.

AD UNO SCRITTORE UMANITARIO

La pena di morte Vorresti abolita, Esecri il supplizio Del carcere a vita.... Mitezza tu chiedi Pei ladri più abbjetti; Tu certo prevedi Qual fine ti aspetti.

INDUZIONE LOGICA[3]

Musiche incomprensibili Scrive su versi orribili; Oh! chi è costui? scommetto Che è socio del quartetto.

COMMEDIE NUOVE[4]

Fine alle chiacchere!.... Dorina, attenta!.... Dramma nuovissimo Si rappresenta.... S'alza il sipario.... --Basta! ho capito.... La donna è adultera, Becco il marito.

AD UN CRITICO[5]

Son le tue dotte critiche D'arte e di scienza un codice, Per non scordarle, o Gellio, Tutte le imprimo al podice.

IL MATRIMONIO

Un uom che prende moglie L'imagine mi dà D'un inter che diventa una metà.

RISPOSTA INGENUA

--Crivellato dai debiti tu sei, Pure, ti veggo, Asdrubale, Sempre gaio e contento. --Perchè allarmato e triste esser dovrei? Di penoso nei debiti Non v'ha che il pagamento.

CAVE!

Sempre si lagna, Poco guadagna, Nulla ha studiato, Fa il letterato; Ottimo arnese Da Polizia! Eccellentissima Stoffa da spia!

AD UN EDITORE[6]

Dieci giornali pubblichi; Editor benemerito Ti acclama ogni preterito.

LA NOSTRA MUSICA

Nell'universo Regnò sovrana Fin che fu musica Italïana; Volle esser musica Cosmopolita, E allor d'Italia Non è più uscita.

SINTOMI QUARESIMALI

Si può?--Avanti!--Signore....--Che bramate? --Il saldo del mio conto--Favorite Di aspettar qualche mese--Mi celiate!.... Non voglio più aspettare--Allor.....partite

AD UNO SCRITTORE EMANCIPATO[7]

Audace, libera, Indipendente, Di giogo indocile È la tua mente.... A chi ne dubita, A chi nol crede La tua grammatica Ne può far fede.

ULTIME TENEREZZE

--Il mio core è sempre giovane Non mel credi?--Sì.... tel credo.... Ma.... che vuoi? Pur troppo, o Clelia, Sol del cor l'astuccio io vedo.... E l'astuccio, o dolce amica, È di pelle troppo antica.

CRITICO ILLUSTRE

Tutti plaudiscono? L'illustre critico Sarcasmi biascica, Le ciglia aggrotta. Tutti sbadigliano? L'illustre critico Esclama in estasi: «Musica dotta!»

CARITÀ PUBBLICA

Lavorò settant'anni; Vecchio, pien di malanni, Dalla miseria afflitto, L'umile sottoscritto Nella carità pubblica Solo or confida, e spera Che l'ospizio dei cronici Lo accolga, o la galera.

CONFORTO

Dalle nuziali soglie Ieri fuggia tua moglie.... E contro _Lui_ ti irriti! E piangi.... o imprechi a _Lei_. Pensa a quanti mariti D'invidia oggetto sei! RAFFRONTO STORICO

Se il ver narrarono, L'oche strillando Un dì salvarono Il Campidoglio;

I nuovi pàperi Cianciando, urlando, Fan dell'Italia Barbaro spoglio.

LUSSO E MISERIA

A Recöaro, a Lévico, In voluttà fastose Smorzan la febbre isterica De' Semidei le spose;

E mentre ai balli sciupano Le fibre e il lusso infame, Geme dai folti strascichi Del popolo la fame. A GELLIO MALATO

Sovente udiam ripetersi Dai funebri oratori Che i buoni, i giusti muoiono E restano i peggiori;

Di tal sentenza, o Gellio, Quanto tu dei gioire! Morbo crudel ti logora, Ma tu non puoi morire.

GIOIE DI POETA

Nel paësel, gli artefici Del ferro e della seta Me per le vie salutano Col titol di poeta;

Insigne omaggio in patria Davvero a me vien fatto! Poëta pe' miei villici Sinonimo è di matto.

IN MORTE DI UN MEDICO

È morto il medico Dell'ospedale, I preti adunansi Pel funerale; Degli ammalati Ch'egli ha curati Perchè alle esequie Niuno è venuto? --Ahi! tutti quanti L'han preceduto!

VANTAGGI DEL DUELLO

_Ei_ con tua moglie giacque, Lo sorprendesti in letto, Da ciò una sfida nacque, Fosti ferito al petto. Del düello la fama Volò pel mondo; ed ecco, Ei gentiluom si chiama, Tutti te chiaman becco.

L'ANZIANITÀ

Perchè ad eccelse cariche Tu di salir sii degno _Anzianità_ domandasi Non scienza o illustre ingegno. Forse che gli anni mutano Ad un cervel le tempre? Quelli che nacquer asini, Asini restan sempre.

BESTIE CHE PARLANO

Cani, scoiattoli, Gatti, cavalli, Marmotte e scimmie Soglio ammirar;

Gli storni abbomino E i papagalli E l'altre bestie Che san parlar.

AD UN MAESTRO

In questo mio _libretto_ Avrai, te lo prometto, Caratteri, passioni, Ardite situazioni.... Però, bada, o maëstro, Che qui non troverai L'arte, la scienza, l'estro E il genio che non hai.

IL BELLO NELL'ARTE

Ai tempi andati, Ognun credeva Che fosse bello Ciò che piaceva. Per chi la fama Di dotto ambisce Or, bello--è quello.... Che niun capisce.

CAUSE ED EFFETTI

Da un anno don Peppino Non legge che giornali.... C'è da stupir s'ei diventò cretino?

AD UN CRITICO

In un tuo libro hai detto Che il mio stile negletto Manca di forbitezza e venustà; Il tuo libro comprai--mi forbirà.

AD UN LIBERTINO

Uom senza core! Dieci ragazze Per te d'amore Divenner pazze.... Lisa ingannasti, Tecla hai tradito; Or ti ammogliasti.... Dio t'ha punito!

SCANDALI CLERICALI [8]

Nei collegi governati Dai famosi Ignorantelli Gravi scandali son nati, Ne è mestier ch'io ne favelli.

Se alle falde del Cenisio Si applicassero costoro, Senza spese e senza macchine Compirebbesi il traforo.

CONSIGLIO UTILE

Come hai bramato, Caro avvocato, Sei deputato, Ed or, cianciando, Barcamenando, Carracolando Sovra gli scranni Destro e sinistro, Va!.... fra dieci anni Sarai ministro!

IN MORTE DI UN LIBERTINO [9]

«Buon padre, buon fratello, «Buon figlio, ottimo sposo, «Onesto, generoso, «Model d'ogni virtù....» Tal suona il panegirico Sempre a chi muor; sol questo Di lui diran: fu onesto Dall'ombelico in su.

DOLORE DI MARITO

--Da tre giorni è partita Tua moglie, e piangi ancora! Rischia salute e vita Chi troppo si addolora.

--Al mio cordoglio immenso I conforti son vani; Partita ell'è.... ma penso Che tornerà domani.

AD UN CANTANTE CAVALIERE

Fabio: alla tua gran voce L'Italia ha reso omaggio; Sei cavalier--la croce Avrà il mio ciuco in maggio?

GIUDIZI DEL PUBBLICO

Piace un dramma a Milan.... cade a Firenze; Fischia Venezia.... plaudirà Torino. Variano i gusti, varian le sentenze Del pubblico cretino.

LA CRITICA [10]

Flavio maestro chiamasi, Dunque: perchè fa il critico? --Flavio fa atroci musiche.

Sandro pittore nomasi; Dunque: perchè fa il critico? Sandro fa sgorbi orribili.

Tullio poeta vantasi; Dunque: perchè fa il critico? Tullio è poeta pessimo.

In base a tali esempi, Definirei la critica: Arte o mestier da invalidi.

POSIZIONI EQUIVOCHE

Il prete don Natale Si vanta liberale. Onde fede io gli presti Smetta la negra stola; Or smentiscon le vesti La liberal parola.

A CRISPO

Il partito moderato, A tuo dir, molto ha mangiato Alla greppia del poter; Io tel credo, e sarà ver.

Pure, o Crispo, il tuo partito Dà tai segni di appetito, Che se un dì il potere avrà, Quel che resta mangierà.

NENIA

S'ode una nuova musica? Gridan: non è Rossini! Sei buon scultor? ti oppongono Canova o Bartolini. Non è Manzoni! esclamano, Se un bel romanzo scrivi; --Gli illustri morti servono Ad accoppare i vivi.

RISPOSTA INGENUA [11]

«_Passione maledetta!_ Moglie: quel libro getta! Vi apprenderesti cose Orrende, obbrobrïose....»

--Oh! che ti frulla in mente? Questo torto non farmi; Il libro è un po' indecente Ma nulla può insegnarmi.

SULLO STESSO ARGOMENTO

Guai se legge la mia Clara Questo libro abbominato, Questo libro ove s'impara La malizia ed il peccato!

Da un romanzo sì perverso Ella apprendere potria Come e quanto io son diverso Dal marito di Sofia!

AD UN NUOVO GIORNALE

Alla _Voce del popolo_ Mando gli auguri miei; Pur non credo al provverbio _Vox populi, vox Dei_.

Recenti e antiche istorie Mostran che suol tal voce Spesso Barabba assolvere Per metter Cristo in croce.

AD UN POETA

Sulle tue _prime liriche_ Domandi il voto mio; Bravo! pur che sien l'ultime, Batto le mani anch'io.

CHI HA RAGIONE?

Per farti degno Del paradiso Il tuo rabbino T'ha circonciso;

Appena io nacqui, Dal mio curato Per l'ugual causa Fui battezzato;

Senza battesimo, Predica il prete, Nel regno eterno Non entrerete!

Grida il rabbino Con ugual zelo Che col prepuzio Non si va in cielo.

E finchè il mondo Sarà cretino Avran ragione Prete e rabbino.

MESTIERI POLITICI

Quando in Italia i martiri Pendevan dai patiboli, Festi il mestier dell'esule;

Oggi l'Italia è libera, Sai che i giurati assolvono; Rischia il mestier del martire!

COMPLIMENTI

Una gentil signora Che i letterati adora, Ieri, nel congedarmi, A me parlò così:

«In ogni giorno ed ora Venite a visitarmi; Gli _altri_ imbecilli vengono Soltanto al lunedì.»

A GELLIO GIORNALISTA

Il tuo giornale, o Gellio, Oggi ti rimandai; La carta è troppo fragile Per.... l'uso che tu sai.

LA MORALE DEI LIBRI

Turpi i miei libri, e questo Racconto insulso e gramo Che tanto m'ha seccato, Si chiama un libro onesto! Libro furfante! esclamo: Tre lire m'ha rubato.

GLI UOMINI E LE ISTITUZIONI

Sotto la monarchia Gabrio è ruffiano e spia; Sotto il governo--repubblicano Che sarà Gabrio?--spia e ruffiano.

I PSEUDONIMI[12]

Quando d'una effemeride Tu imbratti le colonne, Presumi invan nasconderti Nel vel di un _Ipsilonne_. A ognun che il testo esamini Subito si rivela Che all'ombra del pseudonimo Un asino si cela.

ECHI DEL CARNOVALE

--Come è andato il veglione Ier notte?--Assai giocondo.... Di maschere e persone Sul tardi c'era un mondo; Credo (tanto al mattino Stipata era la festa) Che vi fosse perfino Qualche persona onesta.

ROMANTICHERIE

--Poco mi resta a vivere.... --Che parli tu...?--Lo sento.... Troppo ti amai.... le viscere Mi strugge un morbo lento.... All'obliato cenere Di lacrime e preghiere Qualche tributo, o Eufrasio, Darai...?--Con gran piacere!!!

PROPOSTA DI UN CANDIDATO

Di tutto parla E nulla sa... Al Parlamento Trionferà.

ASINO DOTTO

Molto studiò; pur, Flavio Fu sempre un ciuco--Io penso Che, entrandogli nel cranio La scienza, uscì il buon senso.

SCENE DI CONFESSIONALE

--Padre.... al venerdì santo.... Commisi un gran peccato.... Mangiai un.... uovo--O scandalo! Va!... va! tu sei dannato!... Io.... ch'ebbi dal Pontefice L'indulto, in quel dì istesso Non mangiai che una folica.... Ed un branzino a lesso!...

RICCO IGNORANTE

Quattro milioni valgono I vasti tuoi poderi, Quasi altrettanto valgono Le ville ed i manieri;

Ingenti somme valgono I mobili, gli arredi, Le molte gemme, i fulgidi Cocchi che tu possiedi;

Valgono i bovi, valgono Le scope ed i pitali.... Tu solo, in tal dovizia, Gabrio, tu nulla vali.

ALLO STESSO

Se a piè mi incontri, o Gabrio, Meco a parlar ti fermi, Se al corso in cocchio transiti, Fingi di non vedermi.

Io, più cortese e amabile. Dalla pedestre folla Ti grido ognor con enfasi: «Addio, superba _chiolla!_

A GELLIO

Ho letto in qualche libro, e intesi dir da molti Che gli uomini di ingegno fanno i figliuoli stolti; Di parlar teco, o Gellio, se a qualcheduno accade, Che tuo padre era un genio tosto si persüade.

QUESITO

Veggo che in molti opuscoli E libri si censura Chi chiamò il matrimonio Nodo contro natura.

Perchè, fra gente seria, Fra legisti e curiali, Solo i figli illegittimi Si chiaman _naturali?_

A CLELIA

Dì: quei capelli Sì folti e belli; Clelia, que' denti Bianchi e lucenti, Quel nuovo petto Che hai nel corsetto, Quanto han costato? --Tutto ho comprato A prezzo onesto Vendendo.... il resto.

RISPOSTA

Non ti nomai; d'un asino Scrissi, tu ti offendesti. Nei versi miei specchiandoti L'effigie tua vedesti?

ANIMA PIA

Ogni giorno si confessa; Se ogni notte la contessa Non facesse un po' all'amore.... Che direbbe al confessore?

MUSICA DEL PASSATO

L'autor del _Rigoletto_, scrivendo ad un amico, Disse: è ben che i maestri ritornino all'antico. Certi nuovi spartiti, che infatti hanno un tal merito, Non vedran l'avvenire, vedran bensì il preterito.

GUARENTIGIE PARLAMENTARI

Fuori dal Parlamento, Fra noi dell'umil schiera, Per falso giuramento Si può andare in galera-- Al Senato, alla Camera Miglior sistema è invalso.... Ivi per molti è titolo D'onor giurare il falso.

GLI EROI[13]

Eroi, eroi! Che fate voi? --Voi massacrate, Assassinate, Voi desolate Borghi e città; Un vil bifolco Che suda al solco, Val più di voi, Birbe di eroi!

AD UN MAESTRO

Tutti oramai son editi I tuoi capolavori; I torchi più non gemono, Gemono gli editori.

CONSIGLIO PROVVIDO

Dì quel che gli altri dissero, Fa quel che gli altri han fatto; Chi papagallo o scimmia Non è, pei volghi è un matto.

MIRACOLI

Allor che al mondo annunziasi Qualche molesto evento: «Oh! il dito dell'Altissimo!» Sclamar dai preti io sento.

D'un prete la Perpetua Ier l'altro ha partorito..., A compier tai miracoli Di Dio bastar può il dito?

STATISTICA [14]

Su per giù, nasceranno In Italia cinquanta- Cinque spartiti ogni anno... Ne muoiono sessanta.

A GELLIO DEPUTATO

Gellio: se non ti avessero Eletto a deputato, Col titol di _onorevole_ Chi mai ti avria chiamato?

CHIASSI FUNEBRI

Se muore un uom grande Per senno e valor, Nell'aria si espande Immenso fragor. Son genî incompresi, Son piccoli eroi, Son nani che gridano: «I grandi or siam noi!»

FINALMENTE!

Di Wagner la grand'opera (Oh evento fortunato!) Tutti fra poco udranno-- E l'_avvenir_ fra un anno Si chiamerà _il passato_.

CONGRESSI

Al Congresso operaio Andò il mio calzolaio. Io colle scarpe rotte Rimasi; il buon Crispino Brïaco l'altra notte Tornò senza un quattrino. --Dirmi oserete adesso Che inutil fu il Congresso?

A GIACINTA

In volto audacemente io ti guardai; A ragione, Giacinta, ti offendesti.... Se guardata nessun ti avesse mai, Fama di bella avresti.

GIACULATORIA

Grazie, o Signor! di un pargolo La casa mia si allieta; Fa ch'egli cresca incolume, Fa ch'ei non sia poeta!

Se poi delle tue grazie Colmar lo vuoi, Signore: Fa ch'ei sia sempre un asino Ma ragli da tenore.

CONVERSAZIONE CONIUGALE

A mensa divorando Con gagliardo appetito, Così parlava Eugenia Al burbero marito:

«Come felici siamo! «Dimmi: non ti consola «Pensar che noi formiamo «Due corpi e un'alma sola?»

--Se un corpo solo avessimo, L'altro rispose, appieno Sarei felice, o Eugenia; Mi costeresti meno.

RAFFRONTI STORICI [15]

Narran le antiche cronache Che un pazzo imperatore Al suo cavallo il titolo Donò di senatore.

Qual meraviglia? Ai facili Tempi che venner poi, Forse più eccelsi titoli Non ebber ciuchi e buoi?

POUACH!!!

Su questo cencio ignobile Che ha titol di _Rivista_ Sputò la bava sordida Un rospo giornalista;

Qui con oscene ingiurie Quel sozzo ordì i ricatti; E con tal foglio il podice Credi forbir? lo imbratti.

EPIZOOZIA

Fra le bestie bovine del paese Ha nello scorso mese Una peste terribile infierito; Per tema del contagio Il Sindaco è fuggito.

NEL CIMITERO

Che brava gente! A leggere Le scritte, esclameresti: «Color che qui riposano «Tutti eran probi e onesti!»

Pur, se dall'urna sorgere Potesse alcun, senz'armi Col portafoglio in tasca Qui non vorrei trovarmi.

DON NATALE [16]

In Dio non crede, In nulla ha fede, Pur, don Natale È clericale. Che mai lo lega Alla congrèga Turpe e nefasta? --È pederasta.

A FLAVIO

Troppo imprecasti contro i _venduti;_ Di tema, o Flavio, perchè non muti? Qualcun già mormora che sii sdegnato Perchè nessuno t'ha mai comprato.

AL TEATRO MANZONI

La gente uscia dall'atrio, Il dramma era finito: --Come i teatri annoiano! Sclamava un buon marito; Di becchi e donne adultere Sempre la scena è invasa; A tali drammi assistere Tutti possiamo in casa.

AD UN POETA

Tutti lodarono I tuoi sonetti; Prova certissima Che niun li ha letti.

PASQUA

Ad una signorina Amabile e garbata Dissi: Pasqua è vicina.... Vi siete confessata? Ed ella: al rito santo Ci andrò, ma all'ultim'ora; Spero di fare intanto Qualche peccato ancora.

AD UN EX

Perduto il titolo di deputato, Ex-onorevole fosti chiamato-- Ma chi in gran conto non t'ebbe prima, Quasi onorevole oggi ti stima.

NECROLOGIO

Morì l'_Osservatore_ Organo dei rétrivi.... Qual lutto per l'Italia! I redattor son vivi.

I TELEGRAMMI DI RE GUGLIELMO [17]

I.

Ier, sotto i forti, Grande macello.... Sei mila morti.... Il tempo è bello.

II.

Bombardamento Ricominciato.... Morti seicento.... Dio sia lodato!

III.

Oggi, gelati Mille soldati.... Sano son io.... Sia lode a Dio!

NAPOLEONE III [18]

Lui grande al par di Cesare, Quando reggea l'impero, Lui vinto, infame dissero E stolto avventuriero;

Giudicheranno i posteri Qual fu Napoleone; Ciò che fin d'or si giudica È il secolo buffone.

A CLELIA

Che fai? ti arresta, o Clelia! Già deponesti i crini.... Sciolti dal fianco caddero I vasti crinolini.... Il sen ricolmo e turgido Già sparve col corsetto.... Se ancor ti spogli, o Clelia, Che porterai nel letto?

A GELLIO

Dio! come l'aria è rigida! Il capo al vento immite Se ancor tu esponi, o Gellio, Puoi prendere un'orchite!

LA CREMAZIONE

Contro il sistema della cremazione Protestano con ira i collitorti I gesuiti ed i preti retrivi; Noi non cremiam che i morti, La Santa Inquisizione Preferì sempre di cremare i vivi.

REALTÀ E POESIA [19]

Già della Prussia Tutti i soldati Sotto Parigi Stanno accampati.... Già dell'assalto Suonata è l'ora.... E la repubblica Non _soffia_ ancora?

RICORDI D'UNIVERSITÀ

I.

L'esame di botanica Subiva uno studente. So, il professor dicevagli, Ch'ella ha studiato niente;

Un quesito assai facile Proporre a Lei vogl'io: Con qual seme propagansi Le zucche?--E quei: col mio.

II.

Un professor di storia naturale Per schernire agli esami uno scolaro, Gli chiedeva con aria magistrale:

«Sa dirmi quante gambe abbia il somaro?» E quei: «mi è d'uopo in pria veder le sue» Sotto il tavol guardò, poi disse: «due.»

AGLI ELETTORI [20]

All'urne accorrete, Nessuno si astenga! Però, riflettete Se più vi convenga

Aver deputati Già sazi e contenti, O i nuovi affamati Che affilano i denti.

I FALLITI

--Tre volte Enzo è fallito,... Or dimmi: come avviene Che un tal lusso mantiene? Davver, ne son stupito!

--Le son domande stolte; Per farsi millionario Non sai che è necessario Fallire almen tre volte?

LE SCUOLE

Studiar conviene Poco, ma bene. Or, che si studia Di tutto un po', Chi nelle pubbliche Scuole fu istrutto Può dir: «so tutto, Ma nulla so.»

RIPARAZIONI [21]

Dal freddo assiderato Un vecchio gentiluomo Giaceva sul selciato Della piazza del Duomo.

--A tal ridotto siete! Diss'io, di terra alzandolo; Un tetto non avete? --L'avea; stan _riparandolo_.

AVVERTIMENTI ATMOSFERICI

Aprile al termine Già volge; e piove, Nevica, grandina Orribilmente.

Non v'è più dubbio: Mite e benefica La Russia muove Verso l'Oriente.

LA GUERRA D'ORIENTE

Si vuole da molti Che sempre la guerra Prepari alla terra Più fulgide età.

Già in arme ai bivacchi Stan turchi e cosacchi.... Dal _knut_ e dal _palo_ Qual luce uscirà?

AD UN CRITICO [22]

Se per lo stil sol vivono I libri, i miei morranno; I tuoi volumi, o Gellio, Eterna vita avranno.

Così fia noto ai posteri Fin del mio nome ignari Che visse al nostro secolo Un asino tuo pari.

A CLELIA

Tanto il tuo viso è sudicio Di polveri, di intonachi, Di lisci, di cosmetici, Di esotici saponi; Che al corso jer scontrandoti, Io t'ho scambiato, o Clelia, Per un avviso mobile Dell'Agenzia Manzoni.

GUARIGIONE RAPIDA

Ieri cadean malati Sindaco e segretario; Oggi son risanati.... Chi fu il veterinario?

NUOVI DRAMMI

Alle abusate adultere Oggi le Messaline Sulla scena sottentrano Con Cleopatra e Frine... Di nome il palcoscenico Ove tai donne han stanza Mutar dovria, chiamandosi Casa di tolleranza.

GUARENTIGIE

Di sedere alla Camera Ambiscon molti, e anch'io Al nobil desco assidermi Non sdegnerei, perdio!--

L'impiego, a ciò che dicesi, È poco profittevole; Ma ivi l'onor puoi perdere Serbandoti _onorevole_.

A FLAVIO MORALISTA

Allor che predichi Dal tuo giornale Tanta morale, Veder mi pare Un vecchio satiro Dai peli grigi Che al lupanare Fa il panegirico Di San Lüigi.

CUORE DI LOTTOMANIACI

--Buon dì, Clelia!--Ben giunta...! --Quali nuove?--Il Gualtieri È morto--Quando?--Jeri.... --Ventisei.... qual disgrazia!--A dodici ore.... --Quanti anni avea?--Trentotto.... --Peccato! era un brav'uomo.... Dodici.... ventisei.... bel terno al lotto...!

ARTE NUOVA

Strano vocío dagli ùteri Uscia: «noi siam poeti.... Noi siam dell'arte i genii... Largo agli illustri feti!

Le eccelse vie si sgombrino Alla divina prole! Notte voi siete e báratro, Noi vi rechiamo il sole»

--Iddio vi assista! e plausi, E gloria al mondo avrete; Ma prima, questa grazia Fateci almen: nascete!

ANEDDOTO DA SAGRESTIA

--Desiderasti mai la donna d'altri? È un orribil peccato Diceva al penitente un buon curato. --Io!... la donna degli altri!... qual follia! Cederei volentieri anche la mia.

UOMO FELICE

Di te qual avvi, o Flavio, Uom più felice al mondo? Tu ricco sei, tu nobile, Tu grasso e rubicondo:

Odio giammai nè invidia A te recò molestia; Tu già tre volte sindaco, Tu cavalier, tu.... bestia.

AD UNO SCRITTORE

Il tuo stil, ne convengo, è assai purgato; Pure, ogni volta che i tuoi libri ho letti, Per non cader malato, Purgarmi anch'io dovetti.

BANCHETTO GIORNALISTICO

I giornalisti all'àgape Fraterna convenuti, L'uno all'altro ricambiansi I brindisi e i saluti. L'ire gelose e gli odii In amistà si cangiano.... --Sazio han davver lo stomaco; Fra lor più non si mangiano.

AD UN MAESTRO PLAGIARIO

Con frasi tolte a prestito Tu l'opere componi; Opere invan le intitoli, Non son che operazioni.

IN MORTE DI VITTORIO EMANUELE

Morì Vittorio; al lugubre Annunzio, il popol tutto Segni di immenso lutto Pel Sire estinto diè; E ognun cogli occhi in lacrime S'udia sclamar stupito: «Fenomeno inaudito! «Fu galantuomo e Re!»

AD UN GIORNALISTA

Per le _inserzioni_--a _pagamento_ La quarta pagina--hai destinata. Perchè da tutti--ripeter sento Ch'è di tue pagine--la men pagata?

TRAVET

Morto (d'inedia forse) È un povero _Travet_--nè alcun si accorse Del suo morir.... nè v'ha più chi lo nomini; Pure, anch'egli era il Re.... dei galantuomini.

CATTIVO AFFARE

Colla dote della moglie So che i debiti pagasti, Ma sposandoti incontrasti D'ogni debito il maggior.

ONORIFICENZE

Ieri, un calligrafo, Per quel che ho udito, D'equestre titolo Venne insignito; Nessuno in dubbio Vorrà più mettere Che or si proteggano Le _belle lettere_.

CARATTERI FERMI

--Perchè non paghi i debiti Mutata è la tua sorte, Tutti san che ricchissimo Ti fe' d'un zio la morte.

--S'io pagassi, direbbero Che col cangiar del fato, Come gli stolti sogliono, Anch'io mi son cangiato.

L'ISTRUZIONE OBBLIGATORIA

«Dalla miseria «Consunti siamo» Gridano i popoli: «Pan non abbiamo!» Ed ecco provvido Giunge un decreto: «Chi ha fame nutrasi Coll'alfabeto!»

A CLELIA

Scioglimi un dubbio alfine: Lèvati il falso crine; Vediam se ancor ti resta, O Clelia, un po' di testa!

RÉCLAME

Vogliam raccomandare Il _Vero_, un pio giornale, Organo, a quel che pare, Del clero liberale; _Gratis_ a chi lo chiede Lo mandan per la posta, E già fin d'or si vede Che vale quel che costa.

CONFORTO

Dalle nuziali soglie Ieri fuggia tua moglie.... E contro _Lui_ ti irriti! E piangi.... e imprechi a _Lei!_ Pensa a quanti mariti D'invidia oggetto sei!

RIPARAZIONI

Era, fa un mese appena, il tuo giornale Organo del partito moderato; Progressista or divenne e liberale.... Ai mantici qualcuno ha _riparato?_

AL PIÙ ALTO DEI MAESTRI

Maestro: alle tue musiche Crescer dovresti il prezzo.... Col metro misurandoti Formi un maestro e mezzo.

IN MORTE DI UN SINDACO

È morto il Sindaco.... Ahi! fiero evento! Presto! innalzategli Un monumento!...

O del suo genio Nella città Doman più traccia Non resterà.

LA DIVA [23]

_Diva_ è la Patti, e attestanlo I molti suoi miracoli Veramente incredibili E sopranaturali.... Ieri, se il ver narrarono, Il giornalista Gellio Dopo un lustro di proroghe Pagò quattro cambiali.

AD UN PRETE

Rasa la testa, raso Il mento ha don Tomaso; Tutto, quest'uom del cielo, Sul cor serbato ha il pelo.

QUESITO

Membro dell'Accademia, Membro del _club_ artistico, Membro dell'onorevole Consesso giornalistico, Membro al comizio agricolo, Membro dell'Ippodromo.... Che sei tu dunque, o Gabrio? Che sei? Un membro o un uomo?

GLI AVVENIRISTI

I bimbi ai vecchi gridano: «Dell'arte antica voi «Siete le illustri mummie, «E l'avvenir siam noi!»

Nè questi genii in fasce Pensan che l'avvenire Non spetta a ognun che nasce, Ma a chi non dee morire.

IN EXTREMIS

Della morte il pensiero Non mi sgomenta affatto, Già del grande mistero L'esperienza ho fatto; Mai non mi sono accorto Del nulla mio profondo, Pure fui sempre un morto Pria di venir nel mondo.

IL MIO EPITAFFIO

Dicendo mal di tutti, il vero espressi Lassù nel mondo; se parlar potessi, Pietoso passeggier, ora direi Ogni bene di te, ma.... mentirei.

NOTE AGLI EPIGRAMMI

[1] Io abborro i Wagneristi. Non ch'io disconosca i molti pregi della musica di Wagner. Ammiro quant'altri il genio dell'autore del _Lohengrin_ e del _Thannauser_, ma ritengo esiziale ai giovani musicisti italiani seguire le sue orme, peggio che esiziale imitarlo nelle stravaganze e nei difetti. L'arte wagneriana è un abisso che attrae, ma è pur sempre un abisso. Il caos musicale che ora si è fatto in Italia è dovuto ai seguaci, agli insegnatori, agli ammiratori di una scuola che è il principio di un mostruoso abberramento.

[2] Accade sovente di leggere nelle commemorazioni necrologiche la frase seguente: «insomma egli era sì onesto, sì buono, che non ebbe mai un nemico.» Se qualcuno nel giorno delle mie esequie venisse a recitarmi sulla fossa, un complimento di tal genere, vorrei che i becchini gli menassero tra il capo e la schiena quattro buoni colpi di zuppa, tanto da insegnare a tutti gli oratori da camposanto che un peggior insulto non si può fare alla riputazione di un galantuomo. «Non aveva nemici!... Ma era dunque un grand'asino, questo povero morto!...» Tale sarebbe o dovrebb'essere il commentario di ogni persona di buon senso.--Hai tu conosciuto degli uomini di mente e di cuore (non ti parlo dei grandi pensatori, dei celebri artisti, degli illustri capitani, ecc., ecc.) i quali, per poco abbiano studiato o lavorato a vantaggio o servigio dei loro simili, non siensi tirati addosso una tempesta di odii e di inimicizie? Non basta forse che uno emerga dal comune per qualche favilla di intelligenza, per qualche dote speciale del cuore, perchè il mondo lo faccia scopo di rancori, di odii e di persecuzioni? Per farci benvolere da tutti, bisogna esser nati cretini, o avendo sortito dalla natura un po' di ingegno e di cuore, comportarci di tal guisa che nessuno mai abbia ad invidiarci.

[3] Le _Società del Quartetto_ sono un'ottima istituzione; ma in Italia non hanno prodotto verun utile risultato. A Milano il _Quartetto_ venne iniziato da un nucleo di letterati e musicisti pretenziosi, i quali da bel principio ne profittarono per mettersi in mostra. Ai concerti intervenne, per moda, la così detta _fine-fleur_ della società; là si cominciò a parlare di _arte aristocratica_, di _grand'arte_, ecc., ecc.; là si crearono i primi entusiasmi artifiziali, si organizzarono le camorre, si inventarono i genii dell'_alta scuola_. La _Società del Quartetto_ divenne a Milano il sabba classico dei musicisti convulsionarii. Molte dame isteriche si videro finger l'estasi e la catalessi per una suonata di Beethowen. Si cominciò a parlare con schifo della musica italiana; si chiamarono volgari Rossini e Verdi--e furono poi stampati e portati a cielo dalla _haute-claque_ dei versi e delle musiche cui non mancherà l'applauso dei posteri, se i posteri vorranno essere, come da molti si spera, più cretini di noi.

[4] Se avete moglie; se dessa è una di quelle donne eccezionali che, uscendo da onesta famiglia, recano nel domicilio coniugale i propositi della virtù e della fede--una di quelle donne volgari, stupide, antidiluviane, alla cui felicità può bastare l'affetto del marito e dei figli--se, in una parola, vostra moglie fosso tanto sciocca da amarvi e viver paga del vostro amore; non vi è che un mezzo onde voi possiate educarla in guisa che ella si renda degna di mettersi a pari colle dame del _buon genere_. Obbligatela ad un corso di rappresentazioni drammatiche al Manzoni o in altro teatro dove si recita la buona commedia. Dopo venti o trenta serate di tal regime, vi prometto che ella comprenderà perfettamente di esser stata una gran bestia ad appagarsi di voi, e quando meno ve lo aspettate, verrà a declamarvi sul muso l'apologia dell'adulterio. Una donna onesta null'altro può imparare alla scuola del teatro moderno.

[5] Qualcuno bramerà sapere chi sia questo Gellio, al quale sono indirizzati molti de' miei epigrammi. Dirò: Gellio non è un individuo, sibbene il riassunto di molti individui. È un composto di asino e di briccone; di asino che sa scrivere, di briccone che ha l'aria di gentiluomo; sono tipi che abbondano. Io n'ho visti e praticati parecchi, e spero che picchiandone uno, la battitura venga sentita da molti.

[6] In un mio recente viaggio lungo la penisola, soffermandomi in certi gabinetti che non è bello nominare, ho dovuto convincermi che l'incarico della decenza pubblica e privata oggidì viene esclusivamente affidato ai prodotti della stampa periodica. In molti casi, sono due imbratti che si incontrano.

[7] In seguito alle perquisizioni praticate a Parigi l'anno 1871 negli Uffici della Comune, venne trovata la seguente lettera, diretta da Giulio Vallés al cittadino Protot:

«Mio caro amico,

«Considerando che la più parte de' miei impiegati scrivono il francese come altrettanti conduttori d'_omnibus_

«Considerando che la grammatica è il più grande dei pregiudizî, la più stupida delle convenzioni stabilite dalla antica tirannide, ecc. ecc.

«La Comune di Parigi decreta:

«ARTICOLO UNICO.

«Il libro di Vöel e Chaptal, intitolato _Grammatica francese_, non verrà più insegnato nelle scuole del Governo, essendo volere della Comune che tutti i cittadini dello Stato sieno liberi di esprimere le loro idee come loro talenta meglio.

«GIULIO VALLÉS.»

Si comprende come in Italia non pochi giornalisti parteggiassero e parteggino ancora pel liberalismo dei Comunardi.

[8] Le scandalose intraprese del padre Theöger direttore di un collegio di ignorantelli; le prodezze altrettanto laide che valsero al Padre Ceresa un processo ed una grave condanna, o i frequenti casi congeneri che si sviluppano ogni giorno da altri istituti maschili governati dai _molto reverendi_, non valgono a dissuadere certi padri e certe madri dal gettare in balìa di tali educatori i loro figli giovinetti. Questi padri e queste madri, leggendo il mio epigramma, lo chiameranno indecente; io ritengo più indecente la loro condotta. Essi diranno che i loro figli si guasterebbero il cuore a leggere i miei otto versi; io ripeto, che in un collegio di barnabiti o di gesuiti accadrebbe loro di guastarsi.... il cuore e tutto il resto. Ma pare che certi parenti il _resto_ lo contino per nulla.

[9] È bene che le leggi impongano un freno al libertinaggio, ma vi ebbero in ogni tempo dei galantuomini e degli uomini insigni, i quali amarono sfrenatamente il bel sesso e peccarono d'ogni lussuria. Ho conosciuto dei libertini incorreggibili dotati delle più elette virtù. Leggete in Plutarco le vite degli uomini illustri. I più famosi capitani, i più saggi legislatori scandolezzarono il mondo colle loro disonestà. Di Giulio Cesare dicevasi che era il marito di tutte le mogli, la moglie di tutti i mariti. Mostriamoci indulgenti a tali debolezze. Questione di cervelletto e di midollo spinale.

[10] Nella _Confessione generale di un critico_ ho sviluppato più largamente le idee accennate in questo epigramma. Amo riprodurre un frammento di quell'articolo:

«_Critico letterario_ suol essere ordinariamente uno scrittore dappoco, negletto dagli editori e dal pubblico, inetto a concepire ed a produrre delle opere attraenti, epperò nemico giurato di chi fa, di chi riesce coll'ingegno e collo studio ad elevarsi--_Critico musicale_ è quasi sempre un musicista abortito, il quale, dopo aver pubblicato una dozzina di _polke_ pel consumo dei salumieri, od aver prodotta un'_opera_ altrettanto elaborata che stucchevole, pretende erigersi a maestro dei maestri, o avventandosi a quanti ottengono dei luminosi successi, crede rivendicare, col disprezzo di ciò che è buono e generalmente lodato, la propria impotenza e le sconfitte obbrobriose--_Critico d'arte_ è sovente un pittore reietto dalle Accademie e obliato dai committenti, i cui quadri, venduti sulle pubbliche aste e passati dall'uno all'altro rigattiere, vanno poi ad affumicarsi sulle ignobili pareti di qualche osteria da villaggio.

«Non avvi idiota, il quale non sia in grado, al più o meno peggio, di esercitare il mestiere del critico. È tanto facile stampare su un quadrato di carta: Manzoni è un gramo poeta, Verdi fa della musica intollerabile. Vela è uno scrittore mediocre; ma non è dato che agli artisti di genio scrivere il _Cinque maggio_, fare un'opera come il _Rigoletto_ e trarre dal marmo uno _Spartaco_.

[11] Questo, e l'epigramma che segue, han preso argomento da un libro di Cesare Tronconi apparso col titolo: _Passione maledetta_. La pubblicazione di quel romanzo sviluppò delle polemiche vivaci. Tutti gridarono allo scandalo, e la moltiplicità dei gridi giovò naturalmente allo spaccio della edizione. Non voglio farmi giudice della morale altrui; ciascuno ha la sua, e ci tiene. Ho però notato che in tali casi non sono sempre gli uomini di fama più intemerata e di vita più irriprovevole quelli che gridano più forte. Nel romanzo del signor Tronconi è narrato di una Clara, la quale violentemente incitata dall'ardente temperamento alle ebbrezze della voluttà, diviene una moglie onesta per aver sposato un giovane e robusto marito abbastanza valido per appagarla. In questo episodio nulla io trovo di immorale; ma ritengo che ogni marito sfibrato si guarderà bene dal permettere alla sua giovane moglie una lettura di tal genere. La denigrazione di certi libri non è il più delle volte che un risentimento dell'egoismo individuale. Ed ecco perchè avviene che il vero apparisca sovente immoralissimo anche ai più liberi pensatori, scevri da ogni pregiudizio.

[12] Un disgraziato poetastro, autore di romanzi non letti e di pessimi melodrammi, in più occasioni, mutando pseudonimi ed iniziali per non darsi a conoscere, scrisse di me e di alcuni miei libretti d'opera tutto il peggio che la sua bile potesse suggerirgli. Egli offerse _gratis_ e ottenne di veder stampati i suoi articoli ipocondriaci in parecchi giornali. Io lo riconobbi alla punta degli orecchi e rido ancora di lui.

[13] Questo _Epigramma_ lo scrissi o pubblicai nell'anno 1870, allorquando Prussiani e Francesi si trucidavano per una obbrobriosa questione di supremazia. Victor Hugo, nel suo splendido discorso recitato a Parigi in commemorazione di Voltaire, espresse presso a poco il medesimo concetto con queste parole: «Il diritto _ora_ ha trovato la sua formola: la forza vien chiamata violenza e comincia ad essere giudicata; la guerra è messa in stato di accusa. La civiltà istruisce il processo.... _In molti_ _casi l'eroe è una varietà dell'assassino_. I popoli cominciano a comprendere che la grandiosità di un delitto non può essere una attenuante; rubare è un vitupero; invadere non può essere una gloria... No! la gloria sanguinosa non esiste!»

[14] La fecondità musicale dell'Italia è dimostrata dal copioso elenco delle nuove opere che vien pubblicato ogni anno dalla _Gazzetta musicale_. Non si produsse mai tanto in fatto di musica teatrale, nè mai sì numerosi e chiassosi i successi. Dal 1870 al 1878 apparvero più di 250 opere nuove di zecca. E quante apoteosi di genii! Quanti banchetti d'onore, quanti maestri accompagnati trionfalmente per le vie con fiaccole; a suono di fanfare! quanti nomi levati a cielo, e subito scomparsi nelle nuvole! Delle 250 opere nuove a mala pena ne sorvissero due o tre di maestri già noti in precedenza; dell'altre non si parla più. E mentre nessuno vuol saperne di veder riprodotti i sublimi aborti della _grande arte_ moderna, il buon repertorio di Rossini, di Bellini, di Donizetti, di Verdi, di Mercadante, si va necessariamente assottigliando per mancanza di cantanti idonei e di maestri direttori che comprendano e facciano cristianamente eseguire la musica non ostrogota.

[15] Questo epigramma somiglia nel concetto ad un altro famoso, che viene attribuito ad Ugo Foscolo. I tempi non sono cambiati. Anche oggi in Italia

Suonatori di corni e di tromboni, Comici, cavadenti, parrucchieri, Birri, gendarmi, sindaci, lenoni, Si chiamano per burla cavalieri.

(Vedi _Caos italiano_).

[16] La pederastia è vizio da preti, da sagrestani e da paolotti. I pellegrini cattolici, accorsi a Roma dal 1872 al 1876 per ossequiare Pio IX, non sempre seppero contenersi dal dimostrare le loro inclinazioni anormali. Il vecchio partito legittimista, composto di clericali ammorbati di lussuria, celebrava recentemente in Parigi delle orgie nefande, parodiando i sacri riti. I semi del brutto vizio si spargono nel mondo da un luogo che appunto per questo fu denominato seminario. Pedagoghi o cappellani lo insinuano nelle grandi famiglie che patteggiano per la monarchia di diritto divino. Non è delicato metter in luce tali brutture, ma è peggio commetterle.

[17] I telegrammi spediti dal Re Guglielmo a sua moglie duraste la guerra _Franco-Prussiana_, hanno fatto stupire il mondo. Non mai l'egoismo di un potente si mostrò sotto forme più ingenue. Ho tradotto in brevi versi qualcuno di quei piccoli capolavori; ma raccoglierli tutti, e pubblicarli testualmente nella prosa originale, sarebbe un utile ammonimento ai popoli che spendono bestialmente il loro sangue pel capriccio dei despoti.

[18] Mio padre era un ex-militare del primo impero. Egli nutrì fino all'ultimo de' suoi giorni una specie di culto per Napoleone; tanto, che alla vigilia della sua morte (parlo di mio padre) ho veduto delinearsi un sorriso sulle sue labbra avendogli io ricordato che l'indomani porterebbe la data del cinque maggio. Figlio di un bonapartista, io ho nel sangue la simpatia pei napoleonidi, e non ho mai cessato dal professare la più viva riconoscenza per l'uomo che nel 1859 mi ha fatto palpitare di entusiasmo col suo _Proclama agli Italiani_. Ho scritto un opuscolo in favore di Napoleone III, quand'era prigioniero in Inghilterra. Compiangetemi! Dai possenti caduti c'è poco da sperare--meglio mi avrebbe giovato far l'apoteosi dell'Imperatore dì Germania!

[19] Nulla meglio di una grossa frase poetica per sconfiggere il senso comune. Victor Hugo ne ha sparato una molto grossa dopo la battaglia di Sèdan, quando disse che alla Repubblica Francese sarebbe bastato un _soffio_ per disperdere le armate prussiane.

[20] Un buon fattore campagnolo recandosi al municipio per votare la scelta del deputato, venne interpellato da un elettore novizzo:

--A chi date il vostro voto?

--Diamine! al vecchio... a quello che è già stato alla Camera gli anni passati.

--Non sarebbe meglio mandare al Parlamento degli uomini nuovi? Mi han detto che i vecchi hanno divorato per dritto e per traverso....

--Ed è appunto per questo che dobbiamo preferirli. Se han mangiato, debbon essere satolli; mentre questi altri che sono ancora a digiuno....

--Perdio! non ci aveva pensato--» E tutti due fecero opera prudente e patriottica, votando per l'antico deputato.

[21] Allorquando, nel 1876, andò al potere la sinistra, il nuovo Ministero si chiamò _Governo di riparazione_. Non è bene fidarsi troppo nelle riparazioni che un ministro può promettere. Se avete freddo, riparatevi ad ogni buon conto colla flanella, o se piove, coll'ombrello.

[22] L'opinione, accreditata dai pedanti, che la vitalità dì un lavoro letterario dipenda più che altro dalle bellezze dello stile, non trova appoggio nei fatti. Le commedie del Goldoni, scritte in lingua negletta, sopravvissero a quelle del Nota forbitissime. Si leggono con diletto le tragedie di Shakespeare tradotte in prosa non sempre elettissima dal Rusconi, non quelle di molti poeti italiani irriprovevoli per la sonorità del verso e per altri pregi dì forma. Autori encomiatissimi per la forbitezza dello scrivere, quali il Caro, il Giordani, il Tommaseo, ecc. ecc., trovano oggidì pochi lettori, mentre il Bandello ed altri novellieri antichi, non hanno cessato di dilettare col semplice prestìgio della originalità e della naturalezza sbadata. Si può essere teste da rapani e far dei libri raccomandabili come testi di lingua.

[23] I giornali milanesi, nell'anno 1877, quando Adelina Patti cantò alla Scala, non la chiamavano altrimenti che col titolo di _Diva_. L'incenso delle adulazioni e delle iperboli ammirative fu lautamente pagato dai preti-appaltatori, che lucravano sull'idolo, Non apparvero mai, sotto forma di giudizii critici, le più scempie ampollosità. La Patti è una brava cantante. L'ho udita nella _Aida_; mi parve insuperabile nella espressione plastica del personaggio; non ugualmente atta, per insufficienza di energia vocale, a tradurre tutti gli accenti della musica. L'ambiente della Scala mi parve troppo vasto per una _Diva_ nella quale il talento soverchia troppo spesso la voce. Ho udito, ne' miei giovani anni, quando in Italia l'arte del canto fioriva, non meno di venti prime donne superiori o pari di merito alla Patti. Non si chiamavano _Dive_; per udirle alla Scala si pagavano tre lire austriache, e talvolta cantavano alle panche. Non si conosceva ancora in Italia l'arte della gran _blague_ americana, e il pubblico era avezzo a sentir cantar bene. Una cantante che sappia ancora esprimere correttamente un periodo di musica senza guastarlo di gargarismi, di singulti, di ventosità tracheali, oggidì può passare per un miracolo.

POESIE SATIRICHE

AL DOTTOR L. V.

Epistola in versi

Voi franco mi garrite, altri mi mormora Dietro le spalle perchè sol di futili Novellette, di ciancie e di bazzecole O di lesti epigrammi io colmo il mignolo[1] Giornaluccio; nè mai d'Europa ai tumidi Fati consento qualche breve pagina, Nè mi invischio gracchiando alla polemica Che oggidì più che mai ferve in Italia Fra chi in alto è salito e chi si arrampica. «Passò quel tempo.» Anch'io nelle effemeridi Da un soldo strimpellai guerra e politica, E logoro il cervello e guasto il fegato Mi ho nel vano armeggío. Non trova grazia Lo schietto vero. Parteggiare, fremere, Al suon della gran cassa ampolle vacue Lanciare al vento; reboänti e rancide Frasi accozzando, inacidir la cronaca Di sospetti, di oltraggi e di calunnie, Diluïr telegrammi, imbrattar storie.... Avventarsi.... strisciar.... leccare.... mordere... Tale è il mestier--Direte: è mestier facile....

Pur (vedete, dottor, com'io fui tanghero!) Nulla azzeccato ho mai--Italia, patria, Ordine, libertà, fede ai principii, Democrazia--palle di gomma elastica Pel cerretano giocator di bossolo--Serie cose io credea. Modesto e ingenuo Esposi il pensier mio; però dai circoli Dei pusilli gaudenti ove si biascica La nenia eterna del quïeto vivere, Nè dai cupi, frementi conciliaboli Ove ringhian tribuni e arruffapopoli, Il verbo io presi mai. Prostrarmi agli idoli Non sèppi. Liberal, volli esser libero[2]; E sì libero fui, che al breve svolgersi Di quattro o cinque mesi, in abbominio Venni ai rossi ed ai bianchi, e fu miracolo Se n'uscii vivo--Bah! quelli gridavano: Ei s'è fatto codino! alla politica Di Cavour tien bordone--E questi: «o scandalo! Ei plaude a Garibaldi ed osa irridere Qualche _nostra_ Eccellenza!»--Mo! vedetelo! Ripiglian quelli: il rattoppato e logoro Abito ha smesso, ed anco ieri il rancio Pagò al trattor: _fondi segreti_--«Ei bazzica Cogli scavezzacolli democratici, Notan gli altri: badate! di repubblica E socialismo puzzan le parentesi Del testo scapigliato--Esser veridico E leal che mi valse?--Dai sinedrii Onnipotenti fui reietto; incomodo Collega a tutti, quei la man ritrassero Dalla mia dubitosi; mi guardarono Biechi gli altri ringhiando: al mercenario Scriba il gibbetto! Intanto si sciupavano Per me gli anni più baldi in acri e sterili Guerriglie di parole. Addio, fantastiche Scorrerie del pensier! Gli estri languirono, Morì la celia, ogni gentil tripudio Cessò. Giocondo novellier nei circoli Più non mi assisi; si converse in rantolo La gaia nota, e dentro l'interlinea In gerghi irosi si disciolse il fegato. Un dì, allo specchio mi guardai; di nivei Peli la barba, di due solchi lividi Deforme il volto mi apparì. All'occipite Stesi la mano, e delle dita il brivido Intonsurata mi annunziò la cherica. Gran che! «Alla fibra macerata i redditi Del prostituto inchiostro un di fien lauto Compenso, e all'ossa dispolpate l'adipe Rifiorirà.» Quei che così ringhiavano Al mio garretto, oggi, impinguati e tronfii Di ricchezze e poter, dall'alto irridono La nostra grulleria. Nè a torto ridono.... Ben io, pensando quali a me sovvennero Fondi segreti, oggi crisparsi i visceri Mi sento ancora. Le ipoteche rosero Fin la casuccia ov'io sperava gli ultimi Miei giorni ricovrar..,. Narri il tipografo La tetra istoria; questo sol rammemoro Che la stoltezza di parlare e scrivere L'abbominato vero, un dì sul lastrico Mi gettò inebetito.--Eppur: che valsemi Vender case e poderi? Mi investirono Con briaco furor mastini e botoli Di fronte e a tergo; più rabbiosi a mordermi Ruffiani, spie e ciurmadori in maschera Da Catoni o da Bruti, che vedevansi Poi, nelle agapi oscene e nei postriboli, I dì e le notti gavazzar coll'obolo Smunto ai citrulli. Oggi, i citrulli godano Le ben compre lautezze, e prestin gli omeri Ai nuovi furbi che salir domandano L'albero di cuccagna! Alla politica Ho detto addio. Merlo spennato, ai liberi Miei monti ricovrai; di nuovo ossigene Il polmon ritemprato, oggi dal vertice Alla bassa cloäca io guardo, e zuffolo Allegramente. Che mi cal se chiaminsi Sella, Minghetti, Visconti o Nicòtera I rettori d'Italia? O se alla greppia Dello Stato oggi rumini l'apostata Che or fan sei mesi ancor fremea repubblica! Se il giocoliere, rimestando il bossolo, La rubra palla destramente in lattea Ciambella tramutò, non io sorprendermi Oggi potrei. Plauda chi vuole o strepiti Di rabbiose invettive, io so qual termine Avrà la farsa. Al _sine cura_, al ciondolo, Al lauto appalto, al grasso impiego mirano Quei che belan sommessi e quei che latrano. Gli schietti e i buoni dalla mischia ignobile Si ritraggon sdegnosi; e solitario Quegli ascende la balza e canta ai vertici Le divine utopie; questi le libere Idee fischiate dall'ottuso secolo Fida nell'orto alle cipolle e ai rapani. È il partito più saggio. Italia novera Settemila giornali ove colluviano L'oscena feccia, il brago, ogni putredine Della Reggia e del trivio. Ivi si abbeveri E diguazzi a suo prò chi vuol nei colici Flussi l'alma stemprarsi, o d'itterizia Morir consunto.--Dismorbiamo l'aëre. Caro dottore, e intorno a noi si dissipi Il reo miäsma che ne investe! Giovani Ci rifarem. Schiudiam la casa ai lepidi Amici; suoni di festose musiche 11 salottino, e più chiassosi irrompano I repressi cachinni. Ospite assidua Fra noi respiri la gajezza; scoppino Gli epigrammi, i bei motti, le facezie, Gli aneddoti giocondi--e in noi riflettasi L'ilarità di tutti. Sulle pagine Non ammorbate dalla rea politica Gli odii e i rancor svaniscono, si appianano I più tetri cipigli, e dell'innocuo Lepor le donne amabilmente ridono.

SCUOLA MODERNA[3]

--Al diavolo l'estetica, La logica, il buon senso, E l'_idëal_ melenso! Poichè l'arte pöetica Dai vecchi impacci è sciolta, Farò il comodo mio.... E spero questa volta Coi famosi del secolo Salire agli astri anch'io.

--Il verno io canto, il verno, La stagione crudele-- Stanotte il Padre Eterno In cima alla montagna Ha fatto il lattemiele.... E gli Aquiloni batton la campagna.

--Al piè del Resegone Ve'! come il lago fuma Immoto, senza schiuma!... Visto dal mio balcone Il gelido cratère Sembra la catinella d'un barbiere A cui mancò il sapone.

--Dalle nuvole rotte Il sole ad intervalli In berretta da notte Mette fuori la faccia stralunata, Sbadigliando di noja-- E frattanto, di neve disgelata Sgocciola la tettoia, Come il nasuccio d'uno scolaretto Che smarrì il fazzoletto.

--Al margine del fosso Sulla morta natura Squittisce un pettirosso, Coll'aria d'un becchino, Che d'una vergin sulla sepoltura Legga ghignando un romanzo di Dròz, O si sfiati a trillar sull'ottavino Un tema di Berliòz.

--Se scendo all'orticello, Cui bieco irride il sole, Le assiderate aiuole Mi chieggono un mantello.... Gli alberi incappucciati Come convalescenti Ringhiano da dannati: Dio! che dolor di denti!

--Pur, dai gracili steli Una pallida rosa piccioletta In bianca parrucchetta Sfida il rigor dei geli; Tanto bella e gentil, che la diresti Ai languidi colori, ai tratti mesti, La crèola di Balzac, Una smilza figura Di Dorè, di Kaulbach, Una giovin marchesa in miniatura. Se non temessi offenderti, Piccola Pompadour, Vorrei offrirti un cigaro Cavour!

--Là, sulla opposta riva, Poderosa, anelante, Una locomotiva Fra i gioghi si allontana, Come un tetro elefante Che sbuffi il fumo d'un superbo avana. E dietro a quella sfilano schierati Dieci vagoni in sembianza di abati Che vanno al Giubileo Grugnendo il _Laus Deo!_

--Sull'ultimo vagone Gaia e modesta ascendi, O mia nuova Canzone; E nella letteraria sinagoga Se mai, per caso, apprendi Che oggigiorno hanno voga Dei carmi così fatti, Raccomanda a chi studia pöesia Di andare a scuola all'ospedal dei matti.

L'UOMO-PALETOT

Questi, che vedi muoversi Se per le vie ti inoltri, Son uomini o soprabiti? Son soprabiti o coltri?

Uomini son, dal lùgubre Saio così sformati, Che, a vederli, ti paiono Armadii impelliciati.

Un dì, se più farnetichi Della moda il capriccio, Costor vedrem per tunica Vestire un pagliericcio.

E son gli elegantissimi.... Sono i _liòns_ dei corsi! Eh! via! ribattezzatevi Ippopotami od orsi!

Se d'uomo qualche pallida Sembianza ancor serbate, In voi tre tipi adunansi: Birro, bromista e frate.

Taluni, poi, che il bàvero Sovrappongono e il fiocco, Dite un po': non vi porgono L'effigie di San Rocco?

Cotanta mole d'abiti È lusso od è miseria? O forse che in Italia Fa il gel della Siberia?

Il Buon Dio, che dei tangheri Talor si piglia scherno, Quest'anno per deridervi Quasi abolì l'inverno;

E in gennaio, investendovi Coll'afa della state, Gridò dal cielo: «bestie, Mo', adesso.... soffocate!»

Buon Dio, la è troppa grazia Se ridi e non ti sdegni; Qual gente mai, quai popoli Dell'ira tua più degni?

Nè stupirei che all'impeto Dei gelidi aquiloni, Un dì per noi mutassero Il clima e le stagioni;

Per noi, che nati ai limpidi Raggi d'un ciel clemente, In grembo a questa Italica Terra di fior ridente,

Invidïam, per stolida Moda o per goffa insania, I ghiacci alla Siberia, Le nebbie alla Germania.

E già di nebbia nordica L'Italia è tutta piena, Nè i carmi un raggio vibrano Di poesia serena;

Nè più dall'aspre musiche, Gonfie di spurie note, Esce il sussulto e il fremito Che l'anima ti scuote.

Divina Arte, che in Grecia Ignuda eri sì bella, Smetti tu almen fra gli itali La nordica gonnella;

Cinta d'un vel diafano, Sciolta la chioma ai venti, Delle tue forme vergini Esci a bear le genti.--

Ti acclamerem qual nunzia D'una invocata aurora, E direm che l'Italia Del sol la terra è ancora.

VOLERE È POTERE[4]

Novella.

Un tal Stucchi Tommaso Del päesel di Arona Avea letto per caso Un libro del Lessona, Dove, con molti esempi Dei vecchi e nuovi tempi, Chiaro si fa vedere Che _volere è potere_.

--«_Volere!_.... è presto fatto.... Se tanto il voler giova, Converrebbe esser matto Per non tentar la prova.... Io non domando onori, Non titoli o favori, Di gloria io non mi picco, Ma.... _voglio_ farmi ricco.

Or più non mi imbarazza La scelta del mestiere, Apro uno studio in piazza, Mi intitolo banchiere; Se ad iniziar la banca Il capital mi manca, Poichè basta _volerlo_, Sò come _posso_ averlo.

Ciò detto, il buon Tommaso Si recò da un notaro, Franco gli espose il caso, Gli domandò il denaro; Ma quei, con faccia bieca; «Che mi da in ipoteca? --Nulla--Nulla!.... ho capito Non _posso!_.... affar finito.»

--Non _può?_.... Lei mi canzona! Tal scusa più non va: Non ha letto il Lessona? Lo _voglia_ e lo _potrà_» L'altro lo guarda in viso Con cinico sorriso, E per uscir di imbroglio, Conclude: ebben, non _voglio!_

Ricorse l'indomani Agli amici, ai parenti; N'ebbe discorsi vani, Promesse, complimenti, Consigli che mordevano, Sorrisi che parevano Dirgli: qui tutto avrete Fuor quello che _volete_.

E sorse un dubbio in lui: «Che della vita al gioco Anche il volere altrui Debba contare un poco? Dalle prove che ho fatto Parrebbe.... Eh! via!.... son matto! Che colpa ci ha il Lessona S'io son nato ad Arona?

«Nei piccoli paësi Piccole le risorse.... Qui gli uomini scortesi, Qui stitiche le borse; E poi, _nemo propheta In patria_--è storia vieta; Per ritentar le prove Convien ch'io vada altrove.

Solo, a piedi, di notte, Partì senza un quattrino, E colle scarpe rotte Un giorno entrò in Torino Sclamando: «qui ho _voluto_ Venire, ed ho _potuto_; _Volendolo_, mi pare, Ora _potrò_ mangiare.»

Infatti, appena scorta L'insegna di un trattore, Maso varcò la porta Con passo da signore; Sedette, fu servito, E sazio l'appetito, Pensò: _volevo_ un pranzo, L'ottenni, e n'ho d'avanzo.

Ma quando il cameriere Venne a portargli il conto, Gli parve che al _volere_ Fosse il _poter_ men pronto-- Il garzonetto attese Alquanto, e poi gli chiese: Vuol altro?--Ora, mio caro, Vorrei....--Cosa?--Il denaro.

--Denaro!--Certamente.... Tu sai che le parole Oggi non valgon niente, E per pagar ci vuole Denaro; or, come averlo _Potrei_ senza _volerlo?_.... --Mi paghi, faccia presto! --_Voglio_ il denar per questo!

Ed ecco, mentre dura La strana discussione, Due guardie di questura Si avanzan col padrone --Sentiamo!.... cos'è stato?.... Tommaso in tuon pacato Risponde: «del diverbio Fu origine un.... proverbio.»

«Tutto si _può, volendo_, Lo dice il testo, ed io Agli altri esempi intendo Unir l'esempio mio-- Venir _volli_ a Torino E feci a piè il cammino, Qui _volli_ entrar, entrai; _Volli_ pranzar, pranzai.»

--Ed ora?--Or non avendo Denaro.... è naturale.... Ch'io _voglia_....--Intendo! intendo! Ci segua!.... Al Criminale Verrà stanotte a cena; La casa è tutta piena Di gente che ha _voluto_ E mai non ha _potuto_.

In carcere il tapino Fu trattenuto un mese; Quindi, lasciò Torino, Tornò nel suo paëse, Dove il volere altrui Fu tanto avverso a lui, Che, stanco di soffrire, Gridò: _voglio_ morire!

Ai gridi disperati Fortuna non è sorda; Tra ferri e cenci usati Trovò un chiodo e una corda: Confisse a un muro il chiodo, Fece alla corda un nodo, Pose nel cappio il collo. E diè l'estremo crollo.

Così dal mondo è uscito Il povero Tommaso; E forse egli è partito Convinto e persuäso Che quand'un, per disfarsi Dai guai, _vuole_ appiccarsi, Non sempre, ma però Qualche volta lo _può_.

NOTE ALLE POESIE SATIRICHE

[1] Questi versi furono stampati nel _Giornale Capriccio_.

[2] Dovranno correre ancora molti anni prima che in Italia si comprenda che cosa significhi _Libertà_, quali diritti essa accordi, e quali doveri imponga ai singoli cittadini. Un saggio del come si intendano e si esercitino i diritti liberali nel nostro paese io l'ho dato anni sono nel breve scritto che amo qui riprodurre.

LAMENTAZIONE DI UN LIBERO CITTADINO

Il cielo era folto di nuvole.

La pioggia cadeva a torrenti....

E in quella giornata (non ricordo se fosse di giugno o di luglio) sfolgorava, per la prima volta sulle pianure di Lombardia il sole della libertà.

I cittadini che, allettati da quel sole allegorico, erano usciti senza ombrello, rientravano la sera cogli abiti inzuppati. Taluni, assaliti da atroci reumi, agonizzavano lietamente al suono delle fanfare piemontesi.

* * *

È inutile che io mi interrompa per sciorinarvi una professione di fede. Sono un liberale, un patriota--tale almeno ho supposto di essere fino al giorno in cui, per una fantasmagoria inesplicabile, ho dovuto convincermi che gli ex-commissari, le spie i poliziotti dell'Austria erano più liberali e più patrioti di me.

* * *

--Non è detto che tutti i buoni patrioti debbano anche esser ricchi.--In quella piovosa giornata, nella quale, come ho detto, il sole della libertà illuminava per la prima volta le aguglie del nostro Duomo, io possedeva due lire e pochi centesimi.

Avevo pranzato solennemente colla metà del mio peculio.--coll'altra metà mi ero procacciata la festa di alternare dei brindisi all'Indipendenza d'Italia in compagnia di due bravi bersaglieri.

Alla sera--rientrato nelle mie stanze--mi sovvenni di aver esaurito tutto l'olio della lucerna e--ciò ch'era più triste--di non possedere un baiocco per provvedermi d'altro lume.

Mi coricai al buio.--Il sole della libertà non cessava di splendere sull'Italia--ma la mia camera, ve ne do parola, era oscura come la coscienza di un fornitore di armata.

* * *

Non importa--pensava io, ravvolgendomi fra le coltri--questo benedetto sole della libertà è pure comparso stamane--si può bene, per una notte, far a meno delle candele....

E non era la prima volta--ve lo confesso--che io mi trovassi a tal guaio.

* * *

Libero!--La voluttà di questa parola non può comprendersi se non da chi abbia avuto la sventura di nascere fra i ceppi....

Tale era nato io.--Non forzatemi a ripetervi i lunghi fremiti della mia travagliata giovinezza....

Ormai l'Italia è libera. Fremere in libero paese sarebbe un'eccentricità di pessimo gusto.

* * *

Una circostanza che mi preme accennarvi è questa--che nella primissima notte di libertà--al momento in cui la mia testa si cullava dolcemente sul guanciale e le mie gambe nuotavano voluttuosamente fra le coltri colla improvvida sicurezza di chi si sente emancipato da ogni tirannia--un grido.... molte grida... un frastuono di voci echeggiò nella strada....

Era un drappello di liberi cittadini, composto per la più parte di monelli e di beceri....--un nobile frammento d'Italia libera,.- che inaugurava sotto le mie finestre quell'avventuroso sistema di liberalismo al quale io vo debitore di una epatite insanabile e di cento altri malanni.

* * *

Si gridava a squarciagola: _fuori i lumi!_

Il palazzo di un ex-consigliere aulico, che sorgeva di fronte alla mia casa, zampillava di fuoco....

Nella via non rimanevano che tre sole finestre opache--tre finestre serrate sdegnosamente dalle griglie....

E quelle tre finestre--obbrobrio e sventura!--rispondevano al mio appartamento.

* * *

Fuori i lumi! fuori i lumi!! fuori i lumi!!!

Dapprima erano grida--poi divennero ululati--da ultimo furono.... sassate.

Sassate!--Si scagliavano sassate contro le griglie di un libero cittadino, perchè questo libero cittadino in quella prima notte di liberali entusiasmi, si trovava per avventura sprovveduto di candele!

All'indomani, potete immaginare se io mi affrettai a procacciarmi, per qualunque prezzo, delle materie infiammabili.--E siccome nei primi cinque mesi di libertà, ai liberi cittadini di Milano vennero imposte, sotto comminatoria di lapidazione o di saccheggio, non meno di sessanta luminarie; così io--per queste dimostrazioni spontanee di liberalismo--venni a consumare circa sessanta pacchi di steariche e ad aggravare le mie passività economiche di un debito complessivo di oltre lire cento.

* * *

Non importa--dissi al droghiere, riponendo la nota nel portafogli--siamo liberi....

E ciò detto, uscii di casa e me ne andai a passeggiare sulla corsia....

Era una giornata di bel tempo--e la schiuma dei liberali--tutta gente di aspetto simpatico e di modi garbatissimi--si era schierata in processione e moveva non so a qual meta, traendosi dietro, sur una barella, il busto del generale Garibaldi.

--Viva! Morte! Viva!

--Abbasso!--Viva!--Morte!...

Strinsi la schiena al muro--mi rizzai sulla punta de' piedi.--La folla era tanto compatta, che il libero esercizio delle braccia mi era interdetto,... Gran mercè che in quel travaso di liberalismo popolare mi fosse permesso di respirare tratto tratto....

Al momento in cui il busto dell'eroe mi passò dappresso portato sulle spalle da quattro brentatori, io non potei dominare il mio entusiasmo--Viva Garibaldi! viva l'Italia libera!--gridai a tutta gola....

E in quell'istante medesimo, la libera mano di un libero cittadino menò sulla libera cupola del mio cilindro un colpo sì liberale--che io n'ebbi la vertigine e dubitai di.... esser morto.

--Vi è mai accaduto di credervi morto?

* * *

Cos'era stato?...

Lo seppi mezz'ora più tardi--allorquando un amabile farmacista, nella cui bottega mi ero ricoverato per medicarmi le contusioni del naso, ebbe a dirmi con molte circonlocuzioni che in ogni modo io aveva commesso una grave imprudenza.

--Tenere il cappello in testa dinanzi al grande capitano della libertà! dinanzi a colui, il quale è, per così dire, l'incarnazione della idea liberale-umanitaria!...

--Ma le mie mani.... ve lo giuro.... in quel momento non erano libere.... Tanto è vero....

--Il popolo non può ammettere tali scuse--rispose il farmacista col suo tono più cattedratico--e siccome le mani del popolo sono sempre libere.... così non dovete meravigliarvi se queste vi hanno ricordato molto opportunamente che in libero paese a tutti incombe l'obbligo di rispettare la libertà e chi la rappresenta....

* * *

Le teorie di quel libero farmacista mi parvero oscure; ma qualche cosa mi aiutava a chiarirle--il sovvenire del formidabile pugno in virtù del quale la cappa del mio cilindro era rimasta per alcuni minuti impiombata alle mie orecchie.

Divenni mutolo e pensoso.... La parola _libertà_ mi si affacciava notte e giorno allo spirito come un problema insolubile. E ritornando col pensiero ai tempi della schiavitù, io non poteva trattenermi dall'esclamare con accento sconfortato: «Eppure, a quell'epoca, nessuno ha mai lanciato dei sassi contro le mie griglie--nessuno si è mai preso l'arbitrio di sfondarmi il cappello con un pugno....»

Queste riflessioni mi conducevano mio malgrado ad un nefando parallelo fra il così detto _sole della libertà_ e la così detta _ombra delle forche_....

* * *

Una mattina (credo fosse domenica) esco di casa coll'anima alquanto rassicurata.... Getto uno sguardo sul cappello dei passanti, e veggo--strana sorpresa!--che a tutti i cappelli era affisso un cartellino stampato....

Che vorrà dire?...

Si indovina tosto--la scritta è abbastanza visibile: Roma o morte.

--Tutta gente che ha voglia di andar a Roma?... tutta gente che ha voglia di morire?

Se tutti vanno a Roma--meno male--spedizione sicura--pensava io.

Se tutti muoiono--quale disastro!

In ogni modo, il cartellino mi sapeva di buffonata--io rideva sotto baffi--nè mi avvedeva--sconsigliato od ingenuo--che cento occhi di liberi cittadini mi saettavano di sbieco.

E ditemi un po' se non c'era da ridere ed anche da ghignare, all'occasione!

Si vedevano, sotto l'enfatica iscrizione, luciccare sinistramente dei cappelli bernoccoluti, coll'ali contorte e bisunte--Tratto tratto, da quei cappelli sporgevano gli zigomatici di una spia, fatti lividi dal digiuno e dall'ira.

Ed ecco appunto una spia--figura da patibolo--sbarrarmi il cammino presso la svolta di una strada--e gridare, additandomi alla folla: morte al reazionario!... è tempo di finirla con questa canaglia!...

Che fare?.- Chinare il capo ai decreti della libertà e affiggere il cartellino buffonesco....

* * *

Fortunatamente quel cartellino non ebbe serie conseguenze--io non andai a Roma e.... sono ancor vivo.--Degli altri che lo portavano in quel giorno ignoro cosa sia avvenuto....Erano centomila all'incirca nella sola città di Milano--ed è probabile che qualcuno sia morto.

* * *

Ho narrato i primi episodi! di una triste Odissea--e vi fo grazia del resto, che sarebbe monotono....

Sono oramai dieci anni che il sole della libertà illumina di giorno e di notte--(di notte più che di giorno)--le nostre belle contrade.

E la storia di questi dieci anni mi ha indotto nell'animo un mostruoso convincimento, del quale non amo discorrere.

* * *

L'altro dì--al momento in cui mi levavo il cappello per salutare una gentile signorina--un libero fumatore del terzo piano mi lanciò sulla fronte scoperta il superfluo della sua salivazione.

--La si accomodi pure, libero cittadino! anzi.... la mi scusi tanto.

Il fumatore, ripresa tra i labbri la pipa, mi guardava dall'alto in basso nell'attitudine calma e serena di chi abbia esercitato uno de' suoi diritti più naturali e legittimi.

Copriamoci per bene la faccia--turiamoci le narici--e in guardia dove si mettono i piedi!--La libertà è in continuo progresso; essa potrebbe piovere dalle finestre sotto forme svariatissime.

* * *

Frattanto--i liberi studenti fanno sciopero all'epoca degli esami....

I liberi scrittori si vanno emancipando dalla grammatica.

I liberi industriali cercano sottrarsi al dispotismo della Banca fabbricando dei biglietti falsi....

I liberi impiegati trafugano le carte degli uffizî.

I liberi cassieri viaggiano all'estero col superfluo dei fondi pubblici....

Le idee liberali marciano di galoppo.

* * *

Persona assai pratica di tali materie mi affermava, giorni sono, che l'Italia non ha goduto infino ad oggi che una mezza libertà.... La libertà vera, la libertà completa, l'avremo dall'oggi al domani, quando i progressisti si metteranno per davvero a fabbricarcela.

In seguito a tale avviso ho preparato i miei bagagli....

--Tante grazie della _libertà intera!_

La volete? vi cedo anche la mia porzione di _mezza libertà_ che ho goduta fin qui.--Divertitevi, se potete!...

[3] Una strana foggia di poesia si è introdotta e ha preso voga in Italia per iniziativa di due o tre scrittori di ingegno, i quali, per voler essere nuovi ad ogni costo, spesso riuscirono stravaganti e grotteschi. Detti scrittori furono, come avvien sempre, imitati nei difetti--e in questo caso le brutte copie screditarono gli originali.

[4] Assurda sentenza. Il Lessona ha pubblicato con tal titolo un volume interessante; ma non basterebbe una grossa biblioteca per raccogliere le compassionevoli istorie di quei milioni di martiri che vollero con fede, con costanza, con lacrimevoli sacrifizii; e mai non riuscirono ai loro intenti.

ARCADIA MODERNA

ANACREONTICHE

AMORE DI CRESTAINA

--Lena: vedesti mai Notte più pura e bella? Non sembra che ogni stella Sorrida al nostro amor?

Come soave è l'alito Della notturna brezza, Che il volto ci carezza Che ci ravviva il cor!

--È ver, mi rispondea L'amica sospirando, E i raggi in me fissando Dell'occhio suo divin:

«Ah! non sprechiam, dicea, Notte così serena!.... Andiam piuttosto a cena Al Gallo o al Rebecchin!»

AMORE DI FOROSETTA

Ieri, della collina Sulla romita vetta, Vidi una forosetta Che raccogliea dei flor.

«Leggiadra montanina, Le dissi: quando mai.... Quando appagar vorrai I voti del mio cor?»

Indi la man le stesi.... Essa la sua mi porse.... Dicendo: «un giorno.... forse.... Poi, rapida fuggì....

Dal colle anch'io discesi.... Pel gaudio d'un istante, Oh, quante pulci, oh, quante! Mi morsero quel dì!

LAPSUS LINGUAE

A tarda notte insieme Nella selvetta bruna Noi sedevam; la luna Si ricopria d'un vel.

E mentre la sua mano Al cor la mia premea, «Arturo, ella dicea, Mi sarai tu fedel?»

Di tali accenti al suono Mi si drizzar le chiome; «È forse questo il nome, Gridai, d'un mio rival!!!

«No! la gentil rispose, Ma qui fa tanto scuro, Ch'io t'ho chiamato Arturo Invece di Pasqual!!!

LA PARTENZA

Ecco il fatal momento.... Fra poco, o dolce Elisa, Da me ti avrà divisa L'inesorato mar;

Spiri propizio il vento Allo spietato legno. Presto il remoto segno Dato ti sia toccar!

Perchè la fronte mesta Pieghi nel dirmi addio? Pensa che soffro anch'io Quello che soffri tu;

E sol conforto resta Al duol che il cor mi serra Pensar che forse in terra Non ti vedrò mai più!

LA MIA BIONDINA

Marta non era bella, Ma bionde avea le chiome. Folte e lucenti come Quelle di un cherubin;

Se tu non vuoi, le dissi, Che a' piedi tuoi mi uccida, Consenti che io recida Un riccio del tuo crin!

--Chiedi altro don, rispose; È mio destin l'amarti.... Nulla potrei negarti Di quanto è mio davver;

Ma per la chioma folta Onde ti mostri vago, Tre lire al mese io pago Di nolo al parrucchier.

DUE SOGNI

--La scorsa notte in sogno Io t'ho veduta, Elisa; Eri al mio letto assisa In languido abbandon.

De' baci tuoi dormente. La voluttà gustai; Nè un bacio sol mi dai Ora che desto io son!?!

--Carlo: la scorse notte Te in sogno anch'io vedea, E mesta a te chiedea Di cento lire il don;

A me dormente un roseo Biglietto allor porgesti; Negarmelo potresti Ora che desta io son?

POETICA FANCIULLA!

Oltre l'usato bella, Stretto il suo braccio al mio, Il facile pendío Del colle Ada salì.

In ciel la prima stella Era sbucciata appena, Lontan splendea serena L'estrema orma del dì.

Gli augelli armonïose Note sciogliean sui rami.... «Ada, esclamai, non ami «Quei garruli cantor?»

--Più li amerei, rispose Ada, se stesser muti, Immobili, seduti Sovra un bel disco d'ôr.

COSTANZA D'AMORE

--«Se fia che un dì ci annodi «Il sacerdote all'ara, «D'oro e di gemme, o Clara, «Non io ti coprirò.

«Ricco di affetti immensi «È il core d'un poeta, «Ma l'ôr che i volghi allieta «Il fato a me negò.»

Mesta, pensosa, i rai Al suol la bella affisse, E sospirando disse: «Crudo è il tuo fato inver!

«Pure il mio cor giammai «Non fia che muti tempre, «Giuro di amarti sempre, «Ma sposerò un _droghier!_»

MEMORIE!!!

D'Erminia la casetta Presso la mia sorgea; All'alba ella schiudea Le imposte del veron.

Sempre alla sua stanzetta Era il mio sguardo fiso, Sognavo il paradiso Della sua voce al suon.

In ogni atto e costume, Gentil, soave ell'era; Più bella ancor la sera, Quando, disciolto il crin,

Della lucerna al lume, Con agil man seguiva La pulce che fuggiva Dal niveo petto al lin.

IL MESSAGGIO

Rivedo e bacio alfine Le cifre desïate, Le note profumate Che la sua man vergò;

Fra i monti e le colline Fra i boschi e i laghi errante, Al suo lontano amante Clarina ancor pensò.

Ho l'anima inquïeta.... Come mi batte il core! È gioia od è terrore? Quest'ansia, o Dio, cos'è?

Leggiam: «_Ti scrivo in freta Di sopra il mon tebarro, Ti baccio, adio mio carro. Ammami e penza ammè_.»

INDICE

Pag. Interdetto 5 Epigrammi 21 Note agli Epigrammi 94 Poesie Satiriche 107 Note alle Poesie Satiriche 131 Arcadia Moderna.--Anacreontiche 147

La __Tipografia Editrice Lombarda__ ha pubblicato, nel formato del presente volume, il

LIBRO ALLEGRO

DI

A. GHISLANZONI.

È una gaia collezione di SCRITTI UMORISTICI non ancora apparsi in volume; uno dei pochissimi libri fatti col proposito di divertire e che divertono.

Prezzo del volume L. 2. Dirigere commissioni e vaglia alla _Tipografia Editirice Lombarda, Milano, Via Andrea Appiani, 10_.

ALTRE OPERE DELLO STESSO AUTORE di imminente pubblicazione:

__LIBRO SERIO,__ che contiene le biografie di GUSTAVO MODENA, Giuseppe Rovani, Giuseppe Rota, Giovanni Pacini, Angelo MARINI, Adolfo Fumagalli, Pietro Cominazzi, Agostino Dall'Argine, Errico Petrella, ecc, con molti aneddoti storici e cenni sulla vita, sul carattere dei più illustri maestri e letterati contemporanei. Il volume si chiude coll'opuscolo: Mie idee sul libretto per musica e sulle condizioni del Teatro lirico in Italia. Prezzo del volume lire __2__.

__Le Acque minerali di San R....__ Scene burlesche avvenute in uno Stabilimento di bagni nella estate del 1878. È il romanzo più esilarante che mai abbia pubblicato l'autore degli _Scritti piacevoli_. Fu edito in parte nel _Giornale Capriccio_, e consta di pagine 200 all'incirca nel preciso formato del Libro Allegro.

Nell'anno 1879 verrà continuata presso la _Tipografia Editrice Lombarda_, la pubblicazione del __Giornale Capriccio__ di A. Ghislanzoni, che già da due anni vede la luce, mantenendosi fedele al suo programma. Detto programma si riassume in brevi motti: _Guerra ai mistificatori, ai ciarlatani, ai pedanti, agli inetti burbanzosi, agli ipocriti che tradiscono il vero._ Il __Giornale Capriccio__ tratta di politica, di letteratura, di arti. Esce due volte il mese, in elegante fascicoletto di pagine 32, coll'aggiunta di varii _Supplementi_. È il più allegro, per non dire il più matto giornale che si pubblichi in Italia, sebbene alle _Prose umoristiche_, ai _Racconti per ridere_, alle _Poesie Satiriche_, agli _Epigrammi_, agli _Aneddoti_, alle _Stravaganze_, alle _Minchionerie d'ogni risma e colore_ si alternino in esso degli articoli serii e mordenti.

L'abbonamento annuo non costa (per tutto il Regno) che L. __5,__ per l'estero L. __6.50.__

Dirigere l'importo in vaglia o piego assicurato ad Antonio Ghislanzoni, Lecco.--Le commissioni per la vendita spicciola si ricevono a Milano presso la Tipografia Editrice Lombarda, Via Andrea Appiani, 10.

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